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Alberto Tarlao, Roberto Mete

Diritto penale - procedura

Armi improprie

DEFINIZIONE DI ARMA IMPROPRIA

Tribunale di Gorizia, Sezione penale
Sentenza 20 maggio 2009, n. 549
Giudice monocratico: Dott. Pierluigi Lodi  
Sentenza
Nei confronti di:
1. omissis nato a omissis il omissis con domicilio dichiarato a omissis presso omissis; libero contumace;
2. omissis nata a omissis il omissis con domicilio eletto presso avv. omissis; libera contumace;
imputati (v. foglio successivo)

Imputati
a) Del reato p. e p. dagli artt. 81, comma 1 c.p. e 4 L. 18.4.1975 n. 110, perché con un'unica azione commetteva più violazioni della citata Legge in materia di controllo delle armi. 
Segnatamente, portava fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, senza giustificato motivo, quanto segue: 
un coltello serramanico marca "Oplnel'" con manico in legno con la lama della lunghezza di cm. 8.2;
un coltello serramanico con manico in legno e acciaio con la lama della lunghezza di cm. 9; 
In Gorizia il 10303.2005.
b) Del reato p. e p. dall'art. 699, comma 2 c.p., perchè portava fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, senza giustificato motivo un coltello a scatto con manico in metallo la cui lama, della lunghezza di cm.8.5, una volta aperta, rimane fissa. 
In Gorizia il 10.03.2005.
c) Del reato p. e p. dagli artt. 81, comma 1 c.p. e 4 L. 18.4.1975 n. 110, perchè con un'unica azione commetteva più violazioni della citata Legge in materia dl controllo  delle armi. 
Segnatamente portava fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, senza giustificato motivo quanto segue: 
un coltello multiuso tipo svizzero con la lama della lunghezza dl cm. 7;
un coItello serramanico con manico in legno e acciaio con la lama della lunghezza di cm. 6. 
In Gorizia il 10.03.2005.

Svolgimento del processo
Benchè ritualmente citati a giudizio per I'udienza dell'11 ottobre 2006 per rispondere di quanto loro rispettivamente ascritto in epigrafe, gli imputati non comparivano in aula e ne veniva quindi dichiarata la contumacia.
II sostituto processuale del Difensore di fiducia dei prevenuti dichiarava allora di aderire all'astensione dalle udienze proclamata dagli organi rappresentativi dell'Avvocatura e questo G.o.T., persone atto, rinviava il processo al 10.12.2007, quando i Difensori (dal 16.5.2007 il omissis nominava suo legale di fiducia l'avv. omissis, permanendo I'avv. omissis nella difesa della sola omissis) formulavano quali istanze istruttorie iI solo controesame dei testi di cui alla lista del Pubblico Ministero. 
Questo G.o.T. ammetteva tutte dette prove richieste dalle parti e rinviava il processo al 20 maggio 2009, prima data utile a fronte del proprio assai affollato ruolo, per dare luogo all'istruttoria dibattimentale. 
A tale data, Ie parti in via preliminare chiedevano concordemente pronunciarsi sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione circa i capi sub a) e c) della rubrica, mentre per il capo sub b) imputato al solo omissis, Ie parti instavano affinchè esso fosse riqualificato sub specie articoli 4 della L. 110/75 e, per l'effetto, a sua volta dichiarato prescritto. Con I'accordo della Difesa veniva acquisito al fascicolo del dibattimento il dossier fotografico rappresentante gli arnesi corpo del reato. 
Il G.o.T., congedato il solo teste presente, m.llo omissis, provvedeva accogliendo Ie richieste di che sopra. 

Motivazioni
II 10 marzo del 2003, come si legge nei rispettivi verbali di perquisizione all'affoliazione nn. 3 e 4 del fascicolo del dibattimento, i due prevenuti venivano sottoposti a controllo dai militari dipendenti dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dell'Arma di Gorizia mentre transitavano nei pressi del valico confinario pedonale allora presidiato della cittadina via san Gabriele: i carabinieri, infatti, sospettavano che i due giovani all'epoca dei fatti poco più che ventenni celassero indosso delle armi (nel verbale infatti è fatta menzione per richiamo su modulo stampato dell'art. 4 della L. 152/75); tale sospetto non appariva destituito di fondamento in quanta al omissis venivano trovati indosso tre coltelli con lama pieghevole nell'impugnatura di medie dimensioni (cfr. nel dettaglio acquisito fascicolo fotografico reperti identificati con Ie lettere A, B e C) mentre la omissis  si trovava a sua volta nella disponibilitià di un analogo coltello pieghevole e di un coltello multilama/multiuso la cui lama principale ed i cui utensili pure erano ripiegabili nell'impugnatura (cfr. cit. fascicolo fotografico, reperti identificati con Ie lettere E e D). 
I prevenuti evidentemente non fornivano giustificazioni del porto di tanti e tali strumenti da punta e da taglio - sicuramente ricomprensibili nel novero di cui all'art. 4, co. II, della L. 110/75 - come pure dal  verbale di perquisizione appare palmare che detti arnesi si trovassero nella loro immediata disponibilitià e conseguentemente Ii stessero portando. 
II coltello identificato con la lettera C, come appena evidenziato trovato indosso al omissis, era munito di dispositivo di apertura della lama "a scatto", cioè era - verosimilmente - munito di una molla che consentiva la fuoriuscita di tale lama dall'impugnatura per mezzo della pressione di un dispositivo di dispiegamento della stessa. In relazione a questa caratteristica tecnica, cui si accompagnava un altro fermo che ne fissava la lama in posizione aperta, il omissis era imputato della contravvenzione di cui all' art. 699, co. II, c.p. in quanto dette descritte caratteristiche secondo un consolidato, noto insegnamento della Suprema Corte trasformano in arma quello che altrimenti sarebbe un normale coltello, ove per arma propria "bianca" si intende nella specie in esame un pugnale o uno stiletto, armi appunto destinate principalmente all'offesa della persona. 
Prendendo Ie mosse da tale ultima considerazione, pare necessario iniziare la disamina del caso per cui è processo proprio dalla giurisprudenza della Cassazione che afferma e ritiene essere armi proprie tutti gli arnesi muniti di una lama, che si aprano con un automatismo e che permettano alla lama stessa una volta aperta di non ripiegarsi nel manico senza che venga appositamente azionato un dispositivo di sblocco. Così, ad esempio, per Iimitare l'esame alle sentenze emesse negli ultimi quindici anni, la prima Sezione Penale, con pronuncia del 30 gennaio 1995 (n. 563, dep. in canc. iI 19.4.1995) ha affermato testualmente che "Il coltello a serramanico vero e proprio, detto anche "coltello e scatto" o "molletta" - che rientra nel novero delle armi proprie non da sparo, il cui porto è punito a norma dell'art. 699 co. 2 c.p. - è quello la cui lama, una volta spiegata con un congegno a molla, rimane fissata nel manico assumendo così Ie caratteristiche di un pugnale o stiletto." In tale sentenza la Corte evidenziò di ritenere espressioni sinonimiche i nomina pugnale e stiletto, osservando però del tutto correttamente come I'esame del P.G. ricorrente in quella vicenda si fosse limitato appunto all'aspetto nominalistico dell'oggetto non cioè "esaminandone l'intrinseca sua natura", tanto è vero che rigettando il ricorso la Curia osservò come il giudice di merito avesse correttamente qualificato il fatto entro il perimetro definitivo di cui all'art. 4 della L. 110/'75: Ie caratteristiche citate, scatto e fermo della lama, non essendo entrambi presenti nel coltello in esame ne escludevano la natura di arma propria bianca. 
In altra sentenza, di poco successiva, la stessa Sezione Prima (n. 1901, del 18 gennaio 1996, dep. in canc. il 17.2.1996) prendeva più rigida posizione, ritenendo che anche il solo dispositivo di blocco della lama facesse rientrare un coltello nel novero delle armi proprie "Rientrando, infatti, nel concetto di armi proprie sia quelle da sparo, sia quelle bianche, la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona, e che, come tali, si distinguono da quegli oggetti che hanno attitudine all'offesa personale solo in determinate circostanze o in particolari usi. Unicamente a questi ultimi si applica l'art. 4 L. 18.4.1975 n. 110… Infatti, è vero che il coltello rinvenuto" nella disponibilità del ricorrente "non era dotato di un congegno di scatto, ma pur essendo semplicemente a serramanico, era dotato di lama fissa e rimovibile solo con I'azionamento di apposito congegno. Correttamente, quindi. esso è stato equiparato nei gradi di merito, ad un pugnale o stiletto, cioè ad un'arma bianca vera e propria (cfr. per utili riferimenti, Sez. 1, 20.3.1995, n. 386)". 

La Suprema Corte, come si vedrà dianzi, ha quindi continuato a definire arma propria la "molletta" cioè il più tipico coltello a scatto italiano tale da essere entrato nell'iconografia comune e nell'immaginario collettivo percepito dalla generalità dei consociati assegnando rilevanza precipua I. al dispositivo di dispiegamento della lama fuori dell'impugnatura asservito ad una molla ed azionabile a mezzo di altro, connesso dispositivo solitamente formato da un pulsante; 2. ad un fermo della lama in posizione di apertura, per cui è necessario agire su un ulteriore dispositivo di sblocco: la Cassazione non sembrava più perciò valorizzare un dato invece prima espressamente evidenziato la natura intrinseca dell’ oggetto, per cui esso è destinato o meno all'offesa della persona (dato questo, come pure si vedrà infra, che invece pare debba essere più correttamente connesso alla tipologia della lama che non dei meccanismi destinati a consentirne l'apertura).
Ancora e sulla stessa linea, nella sentenza n. 5388 dell'11 febbraio 2000 (dep. in canc. l'8.5.2000), sempre la Prima Sezione affermava nuovamente come "Nel caso di specie ... v'è solo da aggiungere che il c.d "coltello a scatto", detto anche "molletta", la cui lama cioè, una volta azionata l'apertura a scatto, viene a formare un tutto unico con il manico, a guisa di pugnale, per consolidata giurisprudenza di questa Corte rientra tra Ie «armi proprie», ossia fra Ie armi bianche da punta e da taglio la cui destinazione naturale è l'offesa della persona. Perciò il coltello a scatto si distingue dalie armi improprie indicate nel secondo comma dell'art. 4 della legge, quella cioè la cui destinazione all'offesa è soltanto occasionale e secondaria, il cui porto ingiustificato è punito ai sensi del 3 comma della stessa legge." In detta stessa pronuncia, la Suprema Corte prescriveva nuovamente (lo aveva già fatto nel 1981) ed altresì di ritenere manifestamente infondata la questione relativa alla implicita abrogazione dell' art. 699 c.p. ad opera dell'art. 4 della L. 110/75. Anche tale aspetto sarà più oltre affrontato, con riferimento a recente pronuncia di merito che appare in contrasto con detto insegnamento, ma che questa Giudicante ritiene assolutamente convincente e dirimente sul punto, benché qui solo parzialmente conferente. 
La sentenza n. 5388 in esame appare interessante nella parte in cui respingeva il ricorso sotto il profilo della manifesta infondatezza del motivo” ... peraltro dedotto per la prima volta in questa sede secondo cui l'imputato, indotto in errore dal fatto che la vendita di un tale genere di armi era liberamente consentita, ignorava che per il coltello a scatto trovato in suo possesso non fosse consentita la licenza. Tale motivo, invero, si fonda nell'erroneo presupposto che tali armi possano essere liberamente vendute. Non può, comunque, parlarsi nel caso di specie, tenuto conto delle caratteristiche dell'arma, di ignoranza inevitabile che determina l'errore scusabile nei termini indicati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 364 del 24.3. '88." La Suprema Corte tornava così a porre l'accento di nuovo sull'intrinseca natura dell'arma, evidenziando come dovesse essere per tutti pacifico che tutte tali enucleate caratteristiche segnalassero e distinguessero un'arma propria da un coltello, pure se "armi" di tal fatta erano poste comunemente e senza vincoli in commercio. Ma ancora una volta, dal contesto complessivo della pronuncia di cui si è sinora dato conto, tali caratteristiche non erano riferibili ad altro dato che non fosse la molla ed il fermo della lama, non già come essa si presentasse. Tant'è che nella sentenza n. 5869 del 15 dicembre 2000 (dep. in canc. il 12.2.2001) sempre la Prima Sezione affermava come pacifico che "...il coltello a serramanico, detto anche a scatto o molletta" rientrasse nel novero delle armi proprie non da sparo. Con ciò questa volta assimilando ogni coltello con lama pieghevole nell’ impugnatura ad un’arma.
Tale assunto era però di lì a pochi mesi modificato: la Sezione Prima con la sentenza n. 24104 dell'11 maggio 2001 (dep. in canc. il 13.6.2001) distinguendo il coltello a serramanico dalla "molletta" ribadiva che solo quest'ultima “ … per Ie sue intrinseche caratteristiche e per la sua potenzialità offensiva deve essere considerata un'arma propria avente come naturale destinazione l'offesa alla persona." Tali caratteristiche intrinseche però non erano enucleate in modo diverse dalle precedenti prescrizioni sul punto, giacchè la Corte valorizzava viepiù i già descritti dati estrinseci per cui "una volta azionata l'apertura a scatto la lama viene ad essere fissata nel manico formando un tutto unico con lo stesso a guisa di pugnale. Il porto di un coltello a scatto integra, pertanto, la contravvenzione di cui all’ art. 699 c.p. che preveda un diverso e più rigoroso regime sanzionatorio rispetto a quello previsto dall'art. 4, comma 3, L. 110-75." 
Questa lunga disamina si può concludere, attesa la sostanziale identità di insegnamento ed orientamento, con Ie meno risalenti e coeve sentenze una della Sezione Prima l’ altra della Sezione Sesta (rispettivamente n. 22285, del 29 aprile 2004, dep. in Canc. il 10.5.2004, e n. 28367 dell'11 maggio 2004, dep. in Canc. il 23.6.2004) ove si conferma una volta di più come la Corte"... cui sono affidati istituzionalmente compiti di nomofilachia e di uniforme interpretazione giuridica - è assolutamente e annosamente consolidata nell'affermare che rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo o «bianche», il coltello a serramanico a scatto (detto anche, "molletta"), di cui è vietalo il porto in modo assoluto. ai sensi dell’ art. 699 c. 2 c.p.; l’ art. 4 della legge n. 110/1975 si applica, invece, agli oggetti atti ad offendere, il cui porto non sia giustificato (cfr., per l'esame dell'intera problematica. Sez. 1, 1.12.1999, Sannibale). Nessun nuovo argomento, che non sia cioè già stato esaminato da questa Corte, adduce la pronuncia gravata di ricorso, per giustificare un mutamento giurisprudenziale." In quel caso la Curia cassava una sentenza della Corte d' Appello d' Ancona, che peraltro aveva derubricato sub specie art. 4 L.110/75 il porto di uno di questi arnesi, aderendo alla già evidenziata linea interpretativa che riteneva implicitamente abrogato da detta ultima norma incriminatrice I'art. 699, co. II, del codice sostanziale. Contemporaneamente, la Sezione Sesta ribadiva esserci differenza tra la molletta ed il coltello a serramanico privo di congegno a scatto, dando bensì per scontato in cosa tali due oggetti si diversificassero. Lo scorso anno, si tratta della sentenza n.16685 del 27 marzo 2008 (dep. in Canc. il 22.4.2008), la Sezione Prima richiamava il, suo di fatto, "… costante indirizzo interpretativo della Suprema Corte, secondo il quale rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo o “ bianche” il coltello a serramanico a scatto - detto anche “ molletta” - di cui è vietato il porto in modo assoluto, mentre rientra in quella degli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere il coltello a serramanico non a scatto, il cui porto fuori della propria abitazione dev'essere sorretto comunque da giustificato motivo. Di talché, il porto illegale di tale arma impropria integra, il reato p. e p. dalla L. n. 110 del 1975, art. 4, commi 2 e 3, mentre il porto dell'arma propria rientra nella più grave fattispecie criminosa di cui all'art. 699 c.p., comma 2 (Cass. sez. lA. 1.12.1999 n.392; Cass. 19.04.96. P.G. in proc. c. Ban Hassine Alya Ben Bonjo). Nel caso di specie la Corte distrettuale ha tenuto conto del superiore insegnamento, osservando che, comunque, il coltello detenuto dall'imputato, pur non essendo “ a scatto” , alla fine del percorso manuale di estrazione della lama, scatta, sì da diventare fisso con Ie caratteristiche proprie del pugnale, tanto che la successiva chiusura necessita dell'attivazione di un meccanismo di disincaglio". 
In definitiva, pure avendo più volte richiamato l'attenzione sulla necessità di guardare alle intrinseche caratteristiche degli oggetti de quibus satis per definirli o meno armi proprie la Cassazione appare a tutt'oggi ferma nell'equiparare a pugnali o stiletti, armi proprie da punta e da taglio perché destinati naturalmente all'offesa della persona, tutti quegli oggetti che, come si è rammentato più volte, abbiano I'apertura a scatto ed il fermo della lama. 
Anzi, tale ultima caratteristica è pure da sé idonea a trasformare un coltello in pugnale. 
Questo G.o.T., tuttavia, già in altra occasione (cfr. propria Sent. n. 410/08 dd. 22.4.2008) ha ritenuto di non considerare tale impostazione corretta, poiché in quest'ottica interpretativa gli oggetti in questione vengono detti divenire pugnale (Ietteralmente), quando per pugnali si intendono in oplologia Ie armi proprie da punta e, Iimitatamente, da taglio dirette alla precipua offesa alla persona che abbiano entrambi i lati della lama, corta, affilati e punta acuta "Ia cui impugnatura permette una salda presa nel portare il colpo e nel ritrarre I'arma" cfr. C. BLAIR (a cura di), Enciclopedia ragionata delle armi, Mondadori, Milano 1979, pag. 401 e ss. 
Se si ritenesse che il solo dispositivo di blocco di una lama operi la trasformazione dianzi detta, ha in quell'occasione osservato questo Decidente, si arriverebbe all'irrazionale e sbagliata conseguenza per cui qualsiasi arnese con lama richiudibile idoneo a tagliare o forare dotato di un blocco della lama, quindi anche un taglierino per la balsa o per il cartane, arnesi che debbono avere idonee sicure per evitare di ferire chi Ii adopera ex lege (all'epoca in cui fu emessa la sentenza bastava in quel senso scorrere I'art. 3 del D.L.vo 626/94 allora di prossima abrogazione ad opera delta L. 123/2007), diverrebbero vere e proprio armi e quindi importabili sempre, non essendoci titolo di polizia capace di rendere lecita tale attività e non essendo applicabile per analogia il porto d'armi per bastone animato di cui all’ art. 42, co. III, TULPS. Ancora, per assurdo, i coltelli a lama fissa non avendo dispositivo di blocco della lama poiché… inutile, avrebbero trattamento di legge diverso e più favorevole, pur essendo notoriamente ed evidentemente meglio utilizzabili per recare un'eventuale offesa. 
Alla stessa stregua, ritenere che diventi arma propria qualsiasi coltello pieghevole dotato di meccanismo a molla per estrarne la lama e di fermo della stessa in posizione aperta appare non corretto: non sono infatti queste Ie caratteristiche che evidenziano la naturale destinazione all'offesa; detta persona di un oggetto; tanto da farlo ricomprendere nel novero delle armi proprie. 
Tali caratteristiche paiono invece più correttamente essere quelle riferibili alla forma della lama: è il tipo dl lama infatti che distingue e definisce il coltello dal pugnale, di cui più sopra si è data la nozione oplologica comune, così come differenzia lo stiletto dal pugnale stesso e dal coltello. Secondo la Suprema Corte, come si è visto, stiletto e pugnale sono espressioni sinonimiche, ma ciò in realtà non è. 
Lo stiletto, secondo la definizione contenuta in uno dei preziosi glossari-dizionari delle armi disponibile sulla rete telematica nel noto ed assai utilizzato sito che il più autorevole esponente della dottrina in materia si è fatto carico di allestire, e infatti una "piccola arma manesca con lama diritta e acutissima a sezione triangolare o quadrata. Talvolta in un solo pezzo con l'elsa e l'impugnatura (fr. Stylet; ted. Stilett” ).
A fronte di tale definizione, ben si comprende come nella severa equiparazione tracciata dalla Cassazione rientri senz'altro la tipica, tradizionale "molletta" diffusa nel nostro Paese, di cui si è detto più sopra, munita di solito di una robusta e sottile lama triangolare, non necessariamente affilata, terminante in un apice estremamente appuntito, e così specificamente allestita per assestare micidiali e profondi fendenti, potenzialmente capaci di attingere tutti gli organi vitali della persona. 
Ma, come è evidente, la "molletta" è uno stiletto non già perché si apre con uno scatto o perché in uno dei rami di guardia vi è celato lo sblocco della lama: deve essere correttamente considerata uno stiletto, arma propria da punta (non necessariamente da taglio), poiché la sua lama e la sua impugnatura sono delle raffinate ed efficaci macchine pensate per recare agevolmente offesa anche a soggetti protetti pesantemente, quali in tempi oramai antichi i soldati catafratti da un'armatura. 
Ora, argomentazioni analoghe a quelle testé svolte sono contenute in un'assai rilevante e perspicua pronuncia di merito più sopra menzionata per ciò che concerne l'abrogazione della norma incriminatrice di cui al co. 11 deII' art, 699 c.p, (si tratta della nota e commentata sentenza del Tribunale di Lanusei deII'11 ottobre 2005, di cui estensore è stato il Presidente di quella Sede giudiziaria, Claudio Lo Curto). Quel Giudicante osservava suI punto in esame come "… il blocco-lama di cui sono dotati la maggior parte dei coltelli non comporta - in virtù di quale alchimia non è dato sapere - la lara trasformazione in pugnali e, quindi, in «armi bianche» (in questo senso inopinatamente Cass, Pen. Sen. I. 17/2/96, n. 115, Auguliaro), datosi che la struttura originaria e morfologica di “ coltello” posseduta dai medesimi rimane integra e che la predisposizione di tale congegno è unicamente finalizzata ad evitarne la chiusura accidentale durante il loro uso, sovente causa di profonde ferite alle mani...tale trasformazione è esclusa, restando anche qui integra la loro struttura originaria e morfologica, per quei coltelli dotati di congegno di apertura a molla o di apertura assistita che si rivelano di indubbia utilità allorché una delle due mani risulta impegnata dall’ oggetto da tagliare o per altre ragioni”.
Valorizzando ed esaminando I'aspetto morfologico della lama, come dianzi si è più volte detto, si realizza così anche quell'esame delle intrinseche caratteristiche (intese in senso di effettività ontologica) che denotano non la sola potenzialità offensiva dell'arnese bensì anche la sua espressamente concepita destinazione (naturale dice la Legge) a recare offesa. 
A questo punto, quindi, ictu ocu.li appare come il reperto sub C, cioè il coltello a scatto trovato indosso al omissis non sia destinato naturalmente all'offesa della persona: in particolare dall'esame in udienza di tale manufatto (osservato nel preciso dettaglio fotografico di cui in atti, già cit.) e dalle considerazioni preliminari unanimi delle Parti, del tutto condivisibili, si deve pervenire alla conclusione, in mancanza di accertamento tecnico (nemmeno richiesto dalle Parti) e superato, peraltro, dalle evidenze di cui si dà conto, come dette caratteristiche strutturali portino ad escludere che esso sia stato realizzato per arrecare offesa alla persona. L'arnese de quo non è un pugnale poiché reca la lama affilata su un solo lato e non presenta in sede apicale il c.d. controfilo di punta, caratteristica questa che taluni sostengono essere idonea a far considerare pugnale un coltello. Non è uno stiletto, poiché a breve lama (escluso ovviamente il tallone si tratta di cm 7,5 di lunghezza per 1,5 di larghezza) non presenta Ie caratteristiche di cui più sopra si è data contezza ed anzi reca su un terzo circa della parte affilata un profilo seghettato, che per nozione di comune esperienza e come si vede chiaramente è espressamente deputato a recidere Ie corde, mentre per altrettanto evidente nozione di comune esperienza difficulterebbe grandemente un'eventuale azione di penetrazione violenta in un corpo, arrestando semmai detto ingresso proprio a cagione della seghettatura. Appare irrilevante per quanto dianzi si è sostenuto se il dispositivo di scatto o di fermo della lama siano efficienti, non essendo questi i dati discretivi da tenere in debita considerazione. Non si può perciò non convenire, come, quindi, manchi sia sotto I'aspetto strutturale che quello funzionale un'intrinseca destinazione dell'oggetto in esame di portare offesa alla persona. 
Quella destinazione che caratterizza Ie armi proprie, distinguendole dalla c.d. armi improprie.
Diversamente, ragionando in conclusione per assurdo alla luce dei tralatizi criteri discretivi della Cassazione di cui più volte si è fatto cenno, si dovrebbero ritenere stiletti pure Ie chiavi di avviamento di alcune moderne autovetture, essendo esse dotate di un'ampia impugnatura ove è contenuta appunta la "lama" crociforme (la parte cioè che come nota si inserisce nel c.d. blocchetto di accensione) che si apre a scatto con la pressione di un pulsante che decomprime una molla e che pone in posizione di blocco la "lama" de qua. 
Tornando al caso concreto, I'esame del coltello trovato nell'immediata disponibilità del prevenuto omissis consente perciò serenamente di riqualificare l'imputazione a suo carico sotto la specie della norma incriminatrice più volte invocata dell'art. 4, co. II, della L. 110/75. 
In verità, si ripete, ma tale osservazione appare a questo punto nel caso di specie non rilevante, questo Giudice ritiene che la norma di cui all'art. 699, co. II, c.p. sia stata abrogata implicitamente e, per completezza la sopra annotata a piè di pagina la già citata sentenza del Tribunale di Lanusei dell'11 ottobre 2005, che come si cennava appare una convincente e dirimente argomentazione sulla questione.
Pertanto, essendo agli imputati contestata detta violazione e non avendo Ie Difese evidentemente rinunciato all'intervenuta prescrizione del reato essendo il fatto stato accertato il 10 marzo 2005, talché tenuto conto che risulta contestata una contravvenzione per cui la pena prevista nel massimo era all'epoca dei fatti dell'arresto sino ad un anno unitamente all'ammenda sino a Euro 206, e, considerato che a seguito della Legge n. 251 del 12 maggio 2005 e della Sentenza della Corte Costituzionale n. 393 del 23.11.2006 va applicata la normativa di cui all'art. 157 c.p. più favorevole agli imputati ex art. 2 c.p., rilevato come nel caso in esame deve dunque trovare applicazione la normativa vigente in illo tempore, tenuto pure conto degli atti interruttivi di cui in atti e valutata I'insussistenza di altre cause di sospensione della prescrizione, i termini massimi di prescrizione risultano maturati alla data del 10 marzo 2008. 
Ne consegue e si impone, a norma dell'art. 531 c.p.p., declaratoria di non doversi procedere essendo quanto ora ascritto agli imputati in epigrafe estinto per intervenuta prescrizione. 
Non si deve dare luogo ad alcuna confisca di quanto in giudiziale sequestro poiché i coltelli sono oggetti liberamente detenibili e portabili con giustificato motivo.

P.Q.M.
II Tribunale di Gorizia in composizione monocratica in persona del G.o.T. dott. Pierluigi Lodi, nei confronti di omissis e di omissis, imputati come in atti 
visto I'art. 129, 531 c.p.p. 
riqualificato il fatto sub B addebitato a omissis sub specie art.li 4, L. 110/75 
dichiara
non doversi procedere nei confronti degli imputati essendo i reati loro ascritti estinti per intervenuta prescrizione. 
Dispone la restituzione agli imputati dei coltelli in giudiziale sequestro.
Motivazioni riservate in giorni novanta dalla data odierna ex art. 544, co. III, c.p.p. 
Gorizia, 20 maggio 2009

La questione
La sentenza che si commenta appare abbastanza singolare ed innovativa nel panorama giurisprudenziale attuale. 
Viene affrontato in maniera scientifica il problema del così detto "coltello a scatto e/o molletta" della sua riconducibilità giuridica alle armi improprie. 
Nella giurisprudenza della Corte lo stesso è sempre stata ricondotta alle armi proprie, essendo oggetto la cui destinazione naturale è l'offesa alla persona. 
Un tanto veniva desunto dal fatto che una volta azionata l'apertura a scatto, la lama viene a formare un tutt'uno con il manico, risultando così assimilabile ad un pugnale. 
Nella decisione che si commenta vengono invece evidenziate caratteristiche, che rendono Ie armi destinate all'offesa alla persona, diverse dal meccanismo a molla ed invece riferibili alla lama. 
Afferma il giudicante come sia il tipo che la lama che differenzia il coltello dal pugnale e/o dallo stiletto e non altri meccanismi.
In particolare la punta acuminata e la doppia affilatura, sono caratteristiche idonee a far considerare pugnale un coltello e quindi è a tali caratteristiche che si deve avere riguardo per valutare se il coltello a scatto debba considerarsi o meno arma propria. 
Nel caso in esame, e nella maggior parte dei casi, il coltello a scatto appare affilato solo su un profilo e, conseguentemente, se ne deve escludere l'annovero tra Ie armi proprie, con conseguente applicabilità dell'art. 4 comma 2 della legge 110/75 e non dell'art. 699 cp.