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Francesco Gabassi

Diritto civile - commerciale fallimentare

Contributo del dott. G. Pellizzoni Giudice Delegato in Udine

LA RIFORMA DELLA LEGGE FALLIMENTARE

Continuiamo a presentare, con questo numero, le più rilevanti novità fallimentari, legate alle recenti modifiche legislative, relative agli Organi del fallimento ed abbiamo ritenuto di farlo riportando una relazione a suo tempo predisposta dal G.D. del Tribunale di Udine dott. Gianfranco Pellizzoni.Come esposto nel precedente numero, per esigenze editoriali abbiamo suddiviso la predetta relazione in tre parti,, ciascuna delle quali verrà pubblicata su un singolo numero della rivista, e che riguarderanno un preambolo storico sulla normativa fallimentare relativa agli Organi fallimentari, il Giudice Delegato, il Curatore, il Comitato dei Creditori ed il Tribunale. Poiché la predetta relazione, che rappresenta un vero e proprio “balcone” sulla visuale della riforma di un Giudice Delegato, è stata predisposta in data anteriore all’emanazione del recentissimo decreto correttivo che entrerà in vigore in data 1 gennaio 2008, abbiamo chiesto al Relatore di voler predisporre un’integrazione alla relazione con riferimento alla nuova normativa, integrazione che riporteremo in calce a ciascun articolo. 

Gli organi del fallimento dopo la riforma della legge fallimentare

Il Curatore

Nella riforma il curatore, oltre a mantenere le funzioni di amministratore del patrimonio fallimentare, anche se con una maggiore autonomia che in passato, in quanto non opera più sotto la direzione del giudice delegato, ma solo sotto la sua vigilanza formale, compie tutte le operazioni della procedura, nell’ambito delle funzioni a lui attribuite, sotto il controllo del giudice delegato e del comitato dei creditori (artt. 25 e 31 l. fall.), avendo il potere di compiere le operazioni di gestione del patrimonio fallimentare, salvo che per quelle di natura straordinaria ove necessita dell’autorizzazione non più del giudice delegato, ma del comitato dei creditori, ai sensi del riformulato art. 35 l. fall.Il curatore nel mantenere le funzioni di ausiliario del giudice, pubblico ufficiale per quanto attiene all’esercizio delle stesse, vede la sua attività di straordinaria amministrazione, prevista dall’art. 35 l fall. non più sottoposta all’autorizzazione del giudice delegato o del Tribunale, ma del comitato dei creditori, salva la necessità di informare il giudice delegato nelle ipotesi di transazioni di qualsiasi valore e negli altri casi di atti che superino il valore di euro 50.000, senza tuttavia alcun potere di ingerenza sullo svolgimento dell’operazione da parte del giudice , che vede quindi il suo ruolo notevolmente sminuito. Si tratta in un certo qual senso di un ritorno al sistema del codice di commercio del 1882, in cui il curatore godeva di una maggiore autonomia, quale rappresentante degli interessi dei creditori, anche se questo sistema, come già ricordato non era andato esente da critiche ed era stato riformato nel 1930, avendo dato luogo a non pochi inconvenienti. Ci si è anche chiesti sotto tale profilo se fosse opportuno, visto che il curatore è diventato in un certo senso la longa manus dei creditori, ai quali spetta la richiesta di revoca dello stesso, attraverso una apposita istanza del comitato e comunque con il parere di tale organo, secondo la nuova formulazione dell’art. 37, che esclude invece la necessità di acquisire il parere del pubblico ministero, mantenere la formulazione dell’art. 30 l. fall. ove il curatore viene definito pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, ma il legislatore ha optato per tale ibrida soluzione1

Il curatore, come prevede espressamente l’art. 30, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni è quindi tuttora pubblico ufficiale, con la conseguenza che nei suoi confronti sono applicabili tutte le norme anche penali che vedono coinvolto il pubblico ufficiale come soggetto attivo o passivo, mentre rimane irrisolto il problema se il curatore sia anche ufficiale di polizia giudiziaria, in riferimento agli obblighi di riferire al pubblico ministero previsti dal codice di procedura penale entro quarantotto ore dalla notizia criminis degli elementi essenziali di fatto, delle prove del reato e dell’attività svolta, anche se la prevalente dottrina è nel senso di escludere che il curatore sia ufficiale di polizia giudiziaria.2

Tale opinione trova tuttavia conforto anche nella nuova formulazione dell’art. 33 della legge fall. che impone al curatore di presentare la relazione ex art. 33, nonché il rapporto semestrale sulle attività svolte al solo giudice delegato, mentre l’obbligo di trasmettere la stessa anche la P. M. appare essere solo la codificazione di una prassi esistente presso tutti i Tribunali, in base alla quale il giudice delegato ordina la trasmissione al P. M. della relazione, dato che in tale elaborato possono essere presenti delle notizie di reato o comunque delle informazioni utili per il magistrato inquirente.3

Il curatore deve essere scelto secondo i parametri indicati dall’art. 28 e nel rispetto delle particolari incapacità fissate dal terzo comma, anche in tema di conflitto di interessi con il fallimento. Le principali novità sono rappresentate dalla possibilità per il Tribunale di nominare anche un non professionista, che abbia svolto funzioni di amministrazione, direzione o controllo di società per azioni dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta dichiarazione di fallimento, o anche studi professionali associati o società fra professionisti, ma in tal caso all’atto dell’accettazione dell’incarico deve essere designato la persona fisica responsabile della procedura. In tal senso rimane inalterato il principio dell’unicità del curatore non potendo il Tribunale nominare più curatori, dato che nel caso della lettera b) il soggetto designato è uno studio associato o una società fra professionisti, salva la necessità di designare la persona fisica responsabile della procedura e a condizione che gli associati e i soci rivestano la qualifica di avvocato, di dottore commercialista o di ragioniere commercialista.4

E’ noto che l’art. 24 della legge n. 266/97 ha abrogato il divieto di esercitare l’attività professionale in forma societaria e che il d. l. n. 233/06, convertito in legge 4.08.2006, n. 248, ha all’art. 2 abrogato il divieto di svolgere attività professionale, anche interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni fra professionisti, fermo restando che l’oggetto sociale relativo all’attività libero professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la prestazione specifica deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità. Non si dimentichi inoltre che le società fra avvocati sono oggetto di una specifica disciplina ai sensi dell’art. 16 del d. lgs. n.96/2001, che al primo comma consente l’esercizio in forma societaria dell’attività professionale di avvocato, di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio, se pur esclusivamente secondo il tipo di società regolato dalle norme del titolo II della stessa legge e ove non diversamente disposto, dalle norme che regolano le società in nome collettivo, con designazione anche in questo caso della persona fisica destinata ad assumere la responsabilità della procedura. In base a tali nuove disposizioni sarà quindi sicuramente possibile costituire delle società tra professionisti o iscritti al medesimo albo o anche iscritti in albi diversi (società fra commercialisti, ragionieri e avvocati), preferibilmente nella forma delle società semplici (trattandosi di un tipo di società espressamente previsto per lo svolgimento di attività non commerciali e la cui legittimità era stata già ammessa in passato) o nella forma delle società in nome collettivo o delle società tra avvocati, che potranno assumere l’incarico di curatore fallimentare. In questo caso tuttavia il chiaro disposto dell’art. 28, primo comma, lett. b) porta ad escludere che il Tribunale che affidi l’incarico ad uno studio associato o ad una società fra professionisti possa designare ai sensi dell’art. 24, 2° c. del d. lgs. n. 96/01 l’associato o il socio cui affidare l’esecuzione dell’incarico, in quanto l’incarico viene affidato solamente all’organismo collettivo, salvo che all’atto dell’accettazione della nomina, deve essere designata la persona fisica destinata ad assumere la responsabilità della procedura, così come porta ad escludere che lo studio professionale o la società possano designare, due o più associati destinati ad assumere la responsabilità della procedura concorsuale. Anche nel nuovo sistema permane pertanto il divieto di nominare più curatori, atteso che il curatore, sia persona fisica, che ente collettivo è un organo unipersonale, costituito da un unico soggetto, non potendosi in alcun modo condividere quel minoritario indirizzo di alcuni giudici di merito che ritengono la sentenza di fallimento che nomini più curatori, non affetta da nullità assoluta o inesistenza.5

In tal senso non sembra condivisibile neppure l’opinione di coloro che ritengono che la persona investita della carica di curatore sia la persona designata come responsabile del procedimento, dato che questi deve rispondere dell’operato degli associati e dei soci, allo stesso modo in cui il curatore risponde dell’operato dei coadiutori e dei delegati.6

Altri commentatori sottolineano giustamente che malgrado l’individuazione di un responsabile della procedura , la norma non abbia inteso modificare le regole sulla responsabilità civile e sulla rappresentanza delle società personali, dovendo sempre rispondere patrimonialmente degli eventuali danni lo studio associato o la società fra professionisti, anche se la norma non ha una portata solamente penale, ma piuttosto lo scopo di individuare un responsabile operativo della procedura.7

L’art. 32 primo comma non sembra aver introdotto significative novità al principio dell’intrasmissibilità delle funzioni del curatore , il quale poteva eccezionalmente delegare il compimento di singoli atti ad un terzo da lui nominato, previa autorizzazione del giudice delegato, salvo che la nuova formulazione della norma sembra consentire una maggior possibilità di delega, tanto più che la rubrica non fa ora riferimento all’intrasmissibilità delle funzioni.In precedenza si riteneva che il delegato del curatore potesse sostituire lo stesso per il compimento di singoli atti, con rilevanza esterna, assumendo la veste di pubblico ufficiale e che dovesse essere retribuito dal medesimo curatore, atteso il suo esclusivo interesse alla nomina, mentre rimaneva la facoltà del giudice di revocarlo e anche la nuova formulazione conferma tali principi, di possibilità per il curatore di nominare un delegato per il compimento di specifici atti, nel suo interesse e con compenso (liquidato sempre dal giudice), a suo carico, dato che la norma prevede che sia detratto dal compenso del curatore.Il secondo comma dell’abrogata disciplina contemplava inoltre la figura del coadiutore, a cui potevano essere affidati compiti di collaborazione materiale del curatore, sforniti di autonoma rilevanza esterna, nell’interesse della procedura per determinati settori o particolari aspetti dell’intera procedura concorsuale. Lo stesso doveva essere nominato dal curatore e non era pubblico ufficiale, poteva essere revocato tanto dal curatore, quanto dal giudice delegato e doveva essere retribuito dalla procedura, non sulla base delle tariffe professionali, ma sulla base delle tariffe giudiziali concernenti i periti e i consulenti tecnici.8

La nuova norma prevede che il potere di autorizzare il curatore a ricorrere a dei coadiutori spetti non più al giudice delegato, ma al comitato dei creditori, il quale deve valutare l’opportunità della nomina di un coadiutore dato che il relativo compenso grava sulla procedura, mentre la nomina spetta al curatore. Al giudice delegato rimane invece il potere di revocarlo, eventualmente su proposta del curatore e di liquidarne il compenso. Anche la nuova disciplina consente la nomina dello stesso fallito come coadiutore del curatore, con una previsione che appare secondo molti interpreti poco accettabile.9

La novella introduce importanti novità anche in tema di relazione del curatore, in quanto pur mantenendo sostanzialmente immutato il contenuto della stessa, elimina l’obbligo di relazionare sul tenore di vita del fallito e della sua famiglia, raddoppiando il termine previsto per il deposito della relazione e stabilendo che le relazioni periodiche non vengano più effettuate a cadenza mensile, ma semestrale, dal deposito della prima e con allegazione del conto della gestione e delle attività svolte e delle ulteriori informazioni raccolte.Tale relazione semestrale con gli allegati, deve essere comunicata al comitato dei creditori, per le sue eventuali osservazioni scritte e successivamente trasmessa per via telematica all’ufficio del registro delle imprese.Una importante ulteriore novità è rappresentata dal deposito in cancelleria della relazione con la possibilità per il giudice di ordinarne la secretazione parziale, relativamente alla responsabilità penale del fallito e alle azioni da promuovere che possano comportare l’adozione di provvedimenti cautelari, nonché alle circostanze estranee agli interessi della procedura o che investano la sfera personale del fallito.La secretazione appare essere un obbligo per il giudice delegato in presenza delle condizioni previste dalla legge e tale provvedimento consente la separata custodia del documento a cui non possono avere accesso neppure i membri del comitato dei creditori, in quanto non inserito nel fascicolo fallimentare.10 Il curatore infine dovrà munirsi dell’autorizzazione del comitato dei creditori per il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, esemplificativamente enunziati nell’art. 35 primo comma, con l’avvertenza che per le transazioni e per gli atti di valore superiore a € 50.000,00 lo stesso dovrà previamente informare il giudice delegato e la mancanza di tale informazione o dell’autorizzazione del comitato costituisce un vizio formale denunziabile con ricorso al giudice delegato ex art. 36 l. fall. oltre che motivo di eventuale revoca del curatore.Il legislatore nel centrale art. 35 ha operato una vera e propria rivoluzione copernicana, dato che il curatore non potrà più avvalersi della guida del giudice delegato, ma dovrà assumersi direttamente i compiti di gestione della procedura, con le conseguenti responsabilità e possibilità di conflitto con il comitato dei creditori.Al ridimensionamento delle funzioni del giudice delegato corrisponde quindi un potenziamento di quelle del curatore, nell’ambito della auspicata separazione delle funzioni di controllo ( della legalità) della procedura da quelle di gestione vera e propria, così come suggerito anche dalla Corte Costituzionale, funzioni che in precedenza si assommavano nella centrale figura del giudice delegato. 11

Il problema non eludibile che doveva infatti affrontare la riforma della legge fallimentare era quello di distinguere nettamente fra le funzioni di natura giurisdizionale da affidare al giudice delegato e le funzioni di amministrazione da affidare al curatore, restituendogli una certa autonomia in precedenza negata. Il nuovo ruolo assegnato al giudice delegato è quindi quello di controllore della regolarità formale della procedura e di organo deputato alla risoluzione dei conflitti endoprocessuali fra gli altri organi della stessa, salva la possibilità di intervenire in caso di inerzia o di impossibilità di funzionamento del comitato dei creditori o di urgenza ai sensi dell’art. 41, quarto comma l. fall.12

Le novità introdotte con il decreto correttivo

In attuazione della previsione della legge delega (art. 1, comma 5, 5 bis e 6 della legge n. 80/05, come modificato dall’art. 1 , comma 3, della legge n. 5/06) il legislatore delegato ha emanato un decreto legislativo correttivo e integrativo della riforma organica delle procedure concorsuali, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2008.

Per quanto riguarda gli organi della procedura concorsuale le principali modifiche introdotte dall’art 3 del citato decreto legislativo, attengono al rimodellamento del procedimento di reclamo avverso i decreti del giudice delegato, secondo uno schema uniforme di rito camerale e delle funzioni del comitato dei creditori, organo che nei primi mesi di attuazione della riforma, come prevedibile si è rivelato uno dei punti critici della stessa, per i poteri ad esso attribuiti e per le rispettive responsabilità dei suoi membri, che hanno spinto molti creditori a non proporsi per la nomina o a non accettare l’incarico. Le modifiche all’art. 26 riguardano in particolare la disciplina del procedimento prevista nei commi da sei a undici sulla falsariga del rito del lavoro , ma i termini sono abbreviati, mentre gli altri commi primo , secondo , quarto e quinto e tredicesimo (che riproduce il vecchio comma decimo) sono rimasti immutati.

Il comma terzo modifica il testo precedente solo prevedendo che sia lo stesso giudice delegato o il Tribunale che emette il provvedimento a disporre le forme pubblicitarie, mentre il comma dodicesimo disciplina l’assunzione dei mezzi di prova, con facoltà per il collegio di delegare un suo componente per gli incombenti. Il comma quinto modifica invece il primo comma dell’art. 32 attribuendo al comitato dei creditori, invece che al giudice delegato, anche il compito di autorizzare il curatore a delegare a terzi specifiche operazioni, in tal modo allineando la disciplina del primo comma a quella del secondo comma dell’art. 32. Il settimo comma modifica l’art. 34 inserendo una disposizione che consente al comitato dei creditori di autorizzare l’impiego delle somme riscosse in strumenti finanziari diversi dal conto corrente, purché sia garantita l’integrità del capitale. L’ottavo comma contiene una modifica dell’art. 35 l. fall. prevedendo che il curatore quando chiede al comitato l’autorizzazione a compiere un atto di straordinaria amministrazione, sia tenuto a formulare le proprie valutazioni conclusive in ordine alla convenienza dell’atto da compiere e ciò “ al fine di rendere più trasparente l’attività di gestione del curatore e di fornire una concreta base di valutazione per la decisione del comitato dei creditori”, come si legge nella relazione accompagnatoria al decreto legislativo di modifica. Il nono comma introduce una opportuna precisazione all’art. 37 bis prevedendo che la richiesta di sostituzione del curatore e la designazione dei nuovi membri del comitato dei creditori possono essere effettuate dalla maggioranza di tutti i creditori ammessi soltanto al termine dell’adunanza di verifica, prima della pronunzia che rende esecutivo lo stato passivo e ciò , la relazione ha modo di precisare, al fine di evitare che una maggioranza occasionale presente in udienza e non la maggioranza dei creditori ammessi, possa provocare la sostituzione di un creditore sgradito ad alcuni. Inoltre la stessa disposizione stabilisce che il Tribunale non è più tenuto a sostituire il curatore in ogni caso, su richiesta della maggioranza dei creditori, ma solo in presenza di giusti motivi, coerentemente con la previsione dell’art. 37 in tema di revoca del curatore.

La più importante modifica in materia di comitato dei creditori è stata disposta con il decimo comma, che nel rettificare il quarto comma dell’art. 41 l. fall. ha cercato di rimuovere alcuni dei principali ostacoli al funzionamento dell’organo di controllo dell’attività di gestione del curatore. In particolare è stato chiarito che il potere di sostituzione da parte del giudice delegato, si esplica anche nel caso di impossibilità di costituzione del comitato e aggiunge la relazione a dispetto della tesi secondo cui in tali casi sarebbe stata possibile una nomina coattiva dei membri del comitato medesimo. Alla stregua di tale interpretazione, nel caso in cui non si riesca a formare una valido comitato, per mancata accettazione della carica o per rinunzia di uno o più membri il giudice delegato dovrebbe sostituirsi all’organo mancante per tutti gli incombenti previsti dalla legge.

La norma ha anche introdotto una attenuazione della responsabilità del comitato, che in virtù del richiamo operato all’art. 2407 cod. civ. era assimilata a quella del collegio sindacale, in quanto compatibile, eliminando la responsabilità per culpa in vigilando e richiamando solo il primo e terzo comma dell’art. 2407 e ciò nell’auspicato intento di rendere meno riluttanti i creditori nell’accettare la nomina a membro del comitato, secondo quanto si legge nella relazione accompagnatoria, anche se i veri motivi che rendono poco appetibile i ruolo di membro del comitato vanno ricercati a mio avviso, non solo nelle responsabilità che comportano le scelte gestionali, ma anche da un lato in una assenza di preparazione e mentalità dei creditori, che pure dovrebbero avere un interesse specifico ad occuparsi della loro procedura (soprattutto essendo gli stessi male abituati dalla precedente legislazione e prassi che affidava la quasi totalità dei compiti e delle responsabilità al giudice delegato o al collegio) e dall’altro lato nella scarsa remunerazione economica del ruolo, in rapporto all’impegno da profondere, atteso che la determinazione del (modesto) compenso è affidata alla volontà della maggioranza dei creditori ammessi allo stato passivo, che siano personalmente presenti all’adunanza (non essendo questa deliberazione delegabile) ed è, quindi, ben difficilmente deliberabile, dato che raramente la maggioranza dei creditori assiste alla verifica personalmente. La norma in esame infine precisa che l’azione di responsabilità nei confronti dei membri del comitato durante lo svolgimento della procedura, spetta solamente al curatore, previamente autorizzato dal giudice delegato.  

Note

1 V. Nardo, op. cit. , p.189 – 190 e ivi richiami di dottrina , il quale sottolinea come il potere di revoca del Tribunale è vincolato a giustificati motivi e non è più discrezionale come in passato e Proto, Il comitato dei creditori nella legge delega per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali, in Fallimento, 2005, p. 1015.
2 V. Quatraro – D’Amora, Il curatore fallimentare, Milano, 1990, 221, Bonsignori, op. cit., 263.
3 V. Ferretti, op cit., 4 e ss.
4 V Abete, Del curatore, in Il Nuovo diritto, cit., 532 e ss.
5 v. Abete, Del Curatore, in Il Nuovo diritto, cit., 533, nonché per la previgente disciplina Ferrara, voce “ curatore” in Enc. Dir., XI, Milano, 1962 e Provinciali, op. cit. , 706. Per la tesi della non radicale nullità della sentenza , v. Tribunale Ivrea, 30.05.2006, giudice unico, in Fall., 1/07, 71 e ss. con commento negativo di Vacchiano, che ricorda come tale tesi sia avversata dalla quasi totalità della dottrina e come anche gli sparuti precedenti giurisprudenziali siano scarsamente motivati solo sul piano pratico (v. Trib. Avezzano, 10.12.1996, in Dir. Fall., 202, II, 182)
6 v. Vacchiano , op cit., 74 per la critica di tale tesi e ivi richiami di dottrina e giurisprudenza.
7 v. Santangeli, Il nuovo fallimento, cit. , 156 e Spagnolo, art. 28, in Nigro – Sandulli, , La riforma, cit., 170, Grossi, La riforma, cit., 364.
8 v. Provinciali, op. cit. , 705 e Abete, op. cit., 578 – 579, nonché Cass., 13.12.1980, n.6453 secondo cui: Mentre il compenso per il delegato del curatore, di cui al primo comma dell'art 32 della legge fallimentare - attesa la sua qualità di sostituto del curatore, che egli surroga temporaneamente e limitatamente a determinati atti od operazioni - deve essere liquidato secondo i criteri dettati per il curatore medesimo (dm 27 novembre 1976), con relativa spesa a carico di quest'ultimo, il compenso per il coadiutore del curatore, nominato ai sensi del secondo comma della citata norma - data la sua veste di ausiliario del giudice connessa allo svolgimento di funzioni di collaborazione ed assistenza nell'ambito e per gli scopi del processo concorsuale sotto forma di prestazione di opera integrativa dell'attivita del curatore in posizione subordinata a tale organo - e a carico della massa fallimentare e va liquidato non secondo la tariffa professionale, ma alla stregua della tariffa giudiziale concernente i periti, i consulenti, ecc. (legge 1 dicembre 1956, n 1426, modificata dalla legge 13 luglio 1965, n 836, e sostituita dalla legge 8 luglio 8 luglio 1980, n 319) e Cass., 26.01.2005, n. 1568, secondo cui: il coadiutore del curatore fallimentare (figura prevista dal secondo comma dell'art. 32 legge fall.), la cui opera è integrativa dell'attività del curatore, svolgendo funzioni di collaborazione e di assistenza nell'ambito e per gli scopi della procedura concorsuale, assume la veste di ausiliario del giudice; pertanto il suo compenso deve essere determinato in base alla tariffa giudiziale prevista per i periti e i consulenti tecnici, e non alla tariffa professionale, la quale va invece applicata allorché si sia instaurato un vero e proprio rapporto di lavoro autonomo (opera professionale), essendo stato il professionista officiato dal fallimento per svolgere la propria opera in determinate attività ed operazioni. (Nella fattispecie la Corte Cass. ha pertanto respinto il ricorso di un professionista - il quale invocava l'applicazione della tariffa professionale dei consulenti del lavoro approvata con D.M. 15 luglio 1992, n. 430, espressamente applicabile "anche per le prestazioni rese nei confronti degli organi preposti alle procedure concorsuali" - sul rilievo che lo stesso era stato qualificato dal giudice di merito come coadiutore).
9 v. Abete, in Jorio- Fabiani, Il nuovo, cit., 580 che richiama le considerazioni del Provinciali sul punto, cfr. Provinciali, op. cit. , 704.
10 v. Abete, op. cit. , 586.
11 Cfr Bozza, op . cit., p.24; si interroga sulle funzioni del giudice delegato anche Minutoli, Quale futuro per il giudice delegato, In Il Fallimento, 2006, n.5 e v. in una prospettiva storica Guglielmucci, Il ruolo del giudice delegato, in Dir. Fall., 2003, I, 1029 e ss.
12 tale norma potrebbe avere nella pratica una portata molto rilevante, ove il comitato dei creditori, sulla scorta della vischiosità del lascito della previdente disciplina, in alcune decisioni particolarmente rilevanti , preferisse non prendere posizione onde avere il cappello protettivo del giudice delegato.